di Cristi Marcì
Cagliostro
di Alexandre Dumas
La corruzione dell’animo umano: un’alchimia dagli ingredienti imprevedibili.
La rivoluzione ai tempi della monarchia francese
Ambientato agli albori della rivoluzione Francese la figura di Giuseppe Balsamo viene presentata
dallo scrittore e drammaturgo francese quale vero illusionista in grado di fondere e confondere lo
sviluppo di uno dei più grandi capolavori della letteratura ottocentesca.
Attraverso le numerose e inestimabili pagine, impregnate di storia, intrighi di corte e desiderio di
rivendicazione, Alexandre Dumas introduce il lettore in un mondo all’apparenza inaccessibile e pur
tuttavia ricco di misteri e sfumature, attraverso i quali forgiare a ogni schiocco di frusta una trama
tanto inafferrabile quanto affascinante.
Sin dalle prime righe il padre di Edmond Dantès traccia un sentiero che porteranno il conte Cagliostro
e i suoi lettori all’interno di un nascondiglio situato a un’altitudine dove le sorti del mondo sembrano
obbedire esclusivamente a un monito: annientare la monarchia vigente in Francia e in ogni altra parte
d’Europa.
Il tutto forgiando le prime Logge Massoniche attraverso le quali proporre un nuovo ordine mondiale al servizio di un’apparente legittimità e di fronte alla quale sia la fratellanza che l’uguaglianza
difficilmente potranno vedere la luce del sole.
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Giuseppe Balsamo in arte…
La figura di Giuseppe Balsamo, in arte Conte Cagliostro, in arte Conte di Fènix riesce gradualmente
a introdursi nella monarchica francese operando, all’insaputa di tutti i principali reggenti della corona,
complotti dal sapore magico.
La magia difatti è uno degli strumenti maggiormente adottati dal negromante, in grado peraltro di
sedurre tanto il fascino della nobiltà francese quanto la curiosità di chiunque desideri perdersi tra le
pagine di questo splendido romanzo.
Scienza e illusione si mescolano vicendevolmente creando aspettative pronte a crollare al minimo
gesto, rimettendo così in discussione una trama dove il senno cede sovente il posto alla pura follia e
ad una probabile perdizione del proprio senno.
L’arte dell’inganno e dell’illusione si tramutano in parole che dalla penna di Dumas assomigliano a
veri e propri fuochi di artificio: prossimi ad accecare la chiara visione che pagina dopo pagina ci si
illude ingenuamente di conquistare.
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Alchimia o pura illusione?
Ingegno, inganno e stregoneria riflettono dunque quell’alchimia grazie alla quale somministrare la
finzione al posto della verità e ogni futile certezza al posto di ogni imprevedibile mossa.
Accomodandoci sul primo calesse preso a Place Luigi XV e perdendoci tra i sentieri degli Champs
Elysées questo viaggio si rivela ricco di colpi di scena.
Troveremo non solo la figura di Cagliostro bensì quella di tanti altri personaggi, tra cui quello di
Althotas, maestro e precettore del protagonista e detentore di una verità che cercherà in tutti i modi
di raggiungere: anche a costo della morte altrui.
Storia e alchimia si fondono dunque svelando in chiave simbolica quei numerosi materiali di cui è
connotata la psiche umana ma che all’unisono devono sottoporsi al travaglio di un’intima maturazione
che spesso e volentieri rischia di sfuggire senza mai arrivare al traguardo desiderato.
L’aspetto oltremodo affascinante risiede proprio nella visione, nonché nella descrizione dell’animo
umano adombrato da una corruttibile nigredo, la quale rischia in maniera perpetua di riflettersi
esclusivamente su una ubris sempre più inafferrabile.
Secondo la visione alchemica proposta da James Hillman la corruttibilità dell’animo umano risiede
proprio in un ripiegamento della propria immagine al di fuori della propria psiche.
In accordo con quanto proposto dall’autore americano e in relazione alle vicende storiche
prerivoluzionarie proposte in questo romanzo, l’opera di Dumas non solo offre uno spaccato socio
culturale tra la nobiltà e il popolo francese bensì quella cupidigia che da ambo le parti desidera
esclusivamente la propria affermazione a discapito del proprio simile.
Ed è proprio tra le strade di Parigi e la reggia di Versailles che spiccano le figure di Luigi XV, di
Madame Dubarry (la favorita del re) del conte di Richelieu e di Gilbert, le quali all’unisono sembrano
illusoriamente manovrate dalla voce magistrale di Acharat: negromante per natura, alchimista per
eccellenza e illusionista per diletto.
Ho amato questo libro perché non puoi fare a meno di identificarti con tutti i personaggi, facendo il
tifo perfino per i cattivi mentre ti lasci trasportare da quelle vicende che al giorno d’oggi non sono
poi così lontane.
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